Basta falsità: io sono io la mia scrittura è figlia della mia vita

di Nicolai Lilin

Da quando ho iniziato a scrivere, ho scoperto nuovi modi di esprimere e condividere i miei pensieri, sentimenti, ricordi. I lettori hanno risposto, c’è chi si è riconosciuto nei sentimenti dei personaggi, chi ha provato una certa familiarità con le dinamiche delle situazioni che racconto, e già per questo posso definirmi uno scrittore felice. Ho ricevuto anche alcune critiche, soprattutto sulla questione della veridicità di ciò che racconto, sollevate da alcuni dei miei ex concittadini, che per diversi motivi non si sono riconosciuti nei miei libri, oppure si sono sentiti offesi. Poco dopo l’uscita di Educazione siberiana, nel 2009, alcuni hanno cercato di screditarmi tramite i social network. La più dotata di fantasia è stata una signora che si spacciava per mia madre, la quale raccontava nel suo blog i «particolari» della mia infanzia e confidava ai lettori curiosi che sono cresciuto tra fantasie, tendenze omosessuali (io?) e infine sono approdato in polizia (io?). Non ho mai dato troppo peso a questi episodi, li trovo piccoli sfoghi di contestazione creativa, li valuto in proporzione all’impegno con cui vengono prodotti e divulgati, soprattutto quando provengono da persone così geniali. Agisco in questo modo sostanzialmente perché mi ritengo una persona pratica: ho imparato con quali modalità nel nostro mondo molti cercano (e trovano) consenso. Ma questo non m’impedisce di dire che queste modalità non mi piacciono.

La contestazione si è poi spostata anche sui quotidiani. Dopo la bellissima recensione di Roberto Saviano al mio libro d’esordio, una giornalista — guarda caso russa — ha cominciato a parlare di «fantasie siberiane», e sulla base di contatti sconosciuti si è intestardita nel voler screditare la mia persona.

Quello di cui mi rammarico è che di fronte all’ombra dello scandalo non si usa approfondire, e c’è chi ha scelto di prendere per buone delle notizie prive di qualunque fondamento. Stupisce che la notizia sia stata diffusa anche da diversi giornalisti, italiani e non, che non mi hanno mai incontrato, che non hanno sentito il bisogno di approfondire con il mio aiuto i particolari della mia vita, che non hanno ascoltato i miei argomenti, e hanno preferito attaccare non i miei romanzi ma la mia persona, emettendo una sentenza senza un processo.

La stampa, come si sa, ha un forte impatto sull’opinione pubblica, ma ci aspettiamo che sia più credibile dei social network: per questo molti dei miei lettori, dopo l’uscita dell’articolo apparso la scorsa settimana su queste pagine, si sono rivolti a me aspettandosi delle risposte in merito alle accuse. Ho scoperto che è molto difficile difendersi dalle calunnie senza incrinare la propria dignità, senza abbassarsi a un livello in cui nessuno vorrebbe trovarsi mai. Per affrontare questa situazione c’è un solo modo: dovrei convincere tutti che io sono veramente io e non un’altra persona. Ecco: io sono io. È stata la mia vita a mettere in moto la mia scrittura. Chi attacca attraverso la carta stampata ha una responsabilità enorme, e dovrebbe avere argomenti forti e verificati.

Domenica 15 Aprile, 2012 | LA LETTURA | Corriere della Sera