In Barbagia mi sento a mio agio

SANTULUSSURGIU. L’AUTORE OGGI PROTAGONISTA A LIBRO APERTO. “IL MARE? NON LO CAPISCO”

“Non mi piace il mare, non lo capisco. Sono nato in un posto troppo diverso. Amo la Barbagia, i suoi boschi, mi piacciono Orune, Mamoiada, Nuoro”.

 

Nicolai Lilin, lo scrittore russo diventato un caso letterario nel 2009 con “Educazione Siberiana” torna in Sardegna, a Santulussurgiu, per il festival “A libro aperto”, organizzato dell’Associazione Quercus con la direzione artistica di Riccardo Baracu. Nel’Isola ormai, in quella interna perlomeno, si sente a suo agio:”Assomiglia moltissimo ai posti dove sono nato, la Moldavia. L’altro giorno qui a Nuoro ho visto una mostra fotografica di Pablo Volta e quei volti, quelle case antiche mi hanno ricordato i luoghi della mia infanzia. Qui mi sento davvero a casa”.
Nicolai Lilin sorprese il mondo letterario con il racconto crudo di un adolescente cresciuto in una terra ostile e violenta. “Sono dovuto diventare adulto molto presto. So come funziona il mondo. Mio nonno mi diceva sempre che la vita è il continuo tentativo di migliorarsi. Quando sono arrivato in Italia, non pensavo che mi avreste regalato nulla, né una casa, né un conto in banca. Ma ci sono abituato”.

Ha scelto di venire a vivere in Italia, forse negli anni tra i più difficili per il nostro Paese. Che impressione ne ha?
Sono sconvolto da quest’Italia, anche se il vostro paese conserva delle grandi ricchezze. Purtroppo i farabutti e gli imbroglioni ci sono e ci saranno sempre. Mi sorprende più il comportamento della Sinistra, che dovrebbe ricordarsi sempre che l’arma più forte è quella dell’intelletto. Dovrebbe proteggerla e difenderla. Invece ha scelto di scendere sullo stesso piano dei farabutti.
Sono in corso le riprese del film tratto da “Educazione siberiana”, con la regia di Gabriele Salvatores. Come sarà il film?
La storia sarà completamente diversa da quella del libro, l’ho chiesto io. Perché non credo nelle trasposizioni fedeli dei libri al cinema, non possono funzionare. “Educazione siberiana” poi è un libro troppo caotico per poter seguire una trama precisa. E’ una storia fondata sui ricordi di un bambino ed è volutamente disordinata. Avevo ricevuto molte offerte per i diritti, anche da major di Hollywood ma le ho rifiutate tutte. Ho chiesto io di poter lavorare con Salvatores, perché credo sia uno straordinario regista. Quando vidi “Mediterraneo” da bambino, restai incantato.
Anche il suo prossimo romanzo “Il respiro del buio”, così come i precedenti avrà un carattere autobiografico?
Ho cominciato a scrivere quasi per necessità, per raccontare le mie esperienze. Tutto ciò di cui scrivo è accaduto a me o ai miei personaggi che ho incontrato e che ho riprodotto nei miei libri. Con il prossimo romanzo si conclude una sorta di trilogia personale, in cui ho raccontato tre momenti della mia vita che per me sono stati particolarmente significativi. Non credo che scriverò mai saggi o libri d’inchiesta. Io scrivo romanzi, su storie realmente accadute, dal mio punto di vista.
Magari il prossimo romanzo sarà ambientato in Sardegna?
Ho già scritto della Sardegna, per “L’Espresso” e per “Rolling Stone”. Chi può dirlo, la vita è così imprevedibile.

Articolo di Alberto Urgu per Sardegna 24, 2 Settembre 2011

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