Intervista per L’Uomo Vogue

People
Nicolai Lilin
Una vita scritta nei libri e sulla pelle
di Andrea Zappa

Dalla sua prima opera Salvatores trarrà un film. E a marzo ci sarà una sua personale a Milano sull’antica arte del tatuaggio siberiano

Dalla Transnistria, una terra schiacciata tra Moldavia e Ucraina, all’Italia, passando attraverso due anni di guerra nell’inferno ceceno che, come racconta Nicolai Lilin, «ti azzera come persona. Un vortice dentro cui è facile perdersi per non tornare più». Lui ce l’ha fatta a ritrovare la strada, certo anche grazie alle capacità di narrare la sua storia attraverso due libri di successo: “Educazione siberiana” (Einaudi 2009) , in cui racconta la sua adolescenza nell’ormai estinta comunità Urka, fatta di forti tradizioni, armi e tatuaggi, e “Caduta libera” (Einaudi 2010), l’agghiacciante e non scelta esperienza – compiuta ancora diciottenne – come cecchino di un reparto di sabotatori russi durante la guerra in Cecenia. Anche il cinema è stato però sedotto dalle storie del giovane autore siberiano: a febbraio, infatti, inizieranno le riprese del film basato sul suo romanzo d’esordio. «Non credo di aver realizzato un libro eccezionale», spiega lui, «Ci sono autori più bravi di me, ma chi lavora nel cinema mi dice che la storia di “Educazione siberiana” si presta molto alla trasposizione per il grande schermo; già un mese prima dell’uscita del libro avevo ricevuto otto proposte, alcune anche da Oltreoceano. All’inizio ero spaventato da come il film avrebbe potuto rappresentare la realtà raccontata nel libro, poi mi sono convinto, ma ho posto come condizione di incontrare la produzione e di scegliere personalmente il regista». Il cast è internazionale, ma a dirigerlo sarà l’italianissimo Gabriele Salvatores. «Una settimana prima dell’incontro con la produzione mi è capitato di vedere il film “Io non ho paura”. Il protagonista mi ha ricordato un ragazzino che il mio reparto liberò durante la guerra: lo tenevo in braccio è stata un’esperienza molto forte. Quando ho visto quel film mi sono commosso, fatto raro per un uomo con il mio passato. Ho subito pensato che fosse un regista dalla grande dimensiopne umana, ideale per rappresentare al meglio la realtà del libro». Contrariamente a molti autori che snobbano la sceneggiatura, Lilin ha deciso di partecipare attivamente alla produzione del film: dalla stesura del copione alla realizzazione dei tatuaggi che orneranno i corpi degli attori. L’arte di tatuare è una passione nata in gioventù, quando fu iniziato a questa “religione”: «Nella tradizione siberiana il tatuaggio non ha un valore estetico, è una forma di comunicazione muta, primitiva, che racconta attraverso la combinazione di più simboli la storia di un individuo. Il tatuatore è quasi un sacerdote al quale ci si confida: sarà lui a decidere a quali immagini dare vita e dove collocarle sul corpo. I disegni sono antichi simboli esoterico-religiosi; la loro “installazione” segue una precisa serie di regole. Oggi credo di essere l’ultimo rimasto in Europaa tatuare in questo modo». Un’arte antica che troverà spazio in una grande esposizione presso il nuovo spazio culturale Kolima (www.kolima.it) di Milano.

Articolo comparso su L’UOMO VOGUE. Gennaio 2011. N. 417.

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