La Stampa, intervista: Lilin dai romanzi alla tv

“Riscrivo a modo mio Le regole del gioco”
Il reportage dell’autore di Educazione siberiana

Intervista
di Adriana Marmiroli

Nicolai Lilin è un caso mediatico: uno scrittore, un artista, un personaggio misterioso, un po’ avventuriero, un vagabondo dello spirito. Cresciuto in una landa desolata nel sud della Russia (Transnistria, Moldavia, per la precisione), oggi vive in Italia, dopo aver combattuto in Cecenia, fatto il contractor al soldo di milizie e oligarchi e aver deciso di cambiare vita.

Nicolai Lilin per DmaxUn caso lo è diventato circa 3 anni fa con la pubblicazione del suo Educazione siberiana, romanzo di formazione di un ragazzino che cresce in una terra ai confini del mondo alla scuola di un nonno fuorilegge “onesto” in base a un codice d’onore atavico e inflessibile. Un percorso borderline anche nella Russia del post comunismo, che porterà il ragazzo Kolima a compiere il suo apprendistato criminale.

Autobiografia? Invenzione? Molti sollevano il dubbio e Lilin sarà guardato con diffidenza. Da allora ha scritto altri 3 libri (due sono la prosecuzione del primo, il terzo, Storie sulla pelle, è dedicato al tatuaggio nella tradizione siberiana), aperto una galleria-laboratorio a Milano insieme ad altri artisti, esposto i suoi disegni. Ora debutta in tv con Le regole del gioco, produzione originale di Discovery Italia composta da 4 reportage in onda du DMax dal 2 febbraio, in cui fa da guida e mentore attraverso ambienti marginali e poco noti, di cui cerca di spiegare le leggi e le ragioni: quelle che vigono in un carcere tra detenuti e guardie (lo ospita quello di Viterbo), nelle palestre di MMA-Mixed Martial Art, specie di fight club dove si pratica una disciplina violentissima, nelle scuole per la formazione di mercenari, nei circoli di appassionati d’armi.

[pullquote align=”left”]DAL 2 FEBBRAIO SU DMAX
«Voglio mostrare i codici che regolano zone ombra della nostra società»[/pullquote]«Sono stati gli argomenti, le modalità di lavoro, lo stesso titolo, a convincermi. Educazione siberiana parla di un mondo costruito a partire da certe regole. E le comunità che si organizzano intorno a precise norme continuano ad affascinarmi. Posso non capirle, ma voglio conoscerle. Così in Le regole del gioco vogliamo far conoscere – attraverso i codici che le governano e i percorsi educativi che si generano al loro interno – alcune realtà ombra che fanno parte della nostra società ma che ci sfuggono. Sono ambienti che conosco e che io stesso ho suggerito agli autori».

Sotto i riflettori, nel bene e nel male, da quando ha pubblicato Educazione siberiana, Lilin dice di sentirsi ora più che mai al centro di un’«attenzione morbosa»

L’uscita del film di Gabriele Salvatores è imminente. «Ho collaborato alla sceneggiatura con Rulli e Petraglia. Ho anche fatto da consulente per le scenografie e nella scelta degli attori, sono stato sul set in Russia». Ma soprattutto sono suoi i tantissimi tatuaggi (oltre 250) che coprono la pelle dei personaggi del film. «Disegnare è la cosa che faccio fin dall’infanzia. Sono un autodidatta. Da piccolo coprivo i muri di casa di disegni. Poi sono passato al mio corpo. Mi piacevano i tatuaggi. I miei vecchi ne erano pieni». E fare schizzi su un taccuino – ricorda – era l’unica cosa che lo manteneva umano nell’orrore della guerra cecena.

Articolo su La Stampa – mercoledì 30 gennaio – pag. 32