L’Educazione Piemontese di Nicolai Lilin per Qui Touring – Piemonte

Sul numero di settembre 2010 della rivista del Touring Club, Qui Touring, dedicata interamente al Piemonte, un’intervista a Nicolai Lilin svela il suo rapporto con questa regione d’adozione.

Dalla Transnistria alla Cecenia per stabilirsi vicino a Cuneo. Nicolai Lilin. autore di Educazione siberiana, parla del suo primo approccio con l’Italia, la sana tranquillità dei piccoli paesi di provincia e la bellezza delle montagne occitane.

Quando è arrivato in Italia e perché?

Sono arrivato in Italia alla fine del 2003, non avevo mai pensato ne’ di venire in Italia ne’ di restarci, è avvenuto tutto per caso. L’Italia per me è sempre stato un Paese a cui non credevo nemmeno di poter ambire, perché lo immaginavo un posto adatto ad accogliere solo artisti, musicisti, letterati, fin da giovanissimo cantavo le arie dell’opera in italiano e leggevo Dante. Poi un giorno una telefonata di mia madre, che già viveva qui, mi ha portato a visitare lei e a restare.

Qual è il primo ricordo che ha dal suo arrivo in Piemonte?

Il primo ricordo è il nastro trasportatore che girava, la gente che prendeva i bagagli, i miei occhi che cercavano le mie valigie, e poi il nastro vuoto. Il mio bagaglio non è mai arrivato. Era dicembre e io con la testa pesante e le braccia alleggerite ho avuto il primo contatto con questo l’Italia.

Cosa le piace della città in cui vive?

La vicinanza con la natura, in soli dieci minuti di macchina posso raggiungere le montagne, i laghi, i fiumi, i boschi, e volendo anche il mare in un’ora di viaggio. Poi mio è un paesino rurale, niente caos, gente tranquilla, si respira l’aria dei tempi passati in cui non si chiudevano le porte e molte cose si facevano insieme, come in una grande famiglia.

Si dice che la provincia italiana sia claustrofobica e piuttosto chiusa, in positivo che è il luogo migliore per costruire rapporti umani, vero?

Dipende dalle persone, da come loro si relazionano con il mondo e da cosa vogliono dalla vita. Nella provincia si sta bene quando si sente il bisogno di ritrovare i propri spazi, di riprendere le misure che spesso vengono confuse dalla caotica vita quotidiana in città.

Si trasferirebbe altrove in Italia? Se sì, o se no, perché?

L’Italia è un bellissimo paese, una delle storiche basi della cultura mondiale. Ogni angolo qui nasconde la storia, le tradizioni, ogni città rappresenta un antico punto di partenza. Amo tutte le città vecchie, mi affascina la periferia, amo i boschi, il mare, le isole. A dire il vero, io vivo in tutti questi posti perché viaggio di continuo, ho amici che mi ospitano in tutta Italia e questo per me è il miglior modo di comunicare con questo meraviglioso Paese.

Lei è italiano a tutti gli effetti, il percorso per diventarlo è stato difficile?

Il percorso di integrazione dura tutta la vita, in ogni comunità, in ogni situazione, gli esseri umani cercano di integrarsi ogni giorno, anche se vivono nel paese in cui sono nati. Credo che l’integrazione vada vissuta in modo positivo e divertente, con serenità, solo se una persona decide di integrarsi veramente, se si libera da pregiudizi e schemi mentali che la legano alle realtà altrui. Da sette anni io continuo il mio percorso di integrazione con l’Italia e ogni giorno sono sempre più entusiasta. L’ambiente, la natura, il calore delle persone che ho trovato qui mi aiuta e mi stimola tantissimo.

Tutti i suoi libri raccontano dell’ex Urss, prima o poi ne ambienterà anche uno in Piemonte?

Adesso sto lavorando al mio terzo libro, che chiude la trilogia dedicata alle esperienze in ex URSS, ma ho alcuni progetti nuovi in cantiere, che saranno ambientati anche in Italia, qualcuno in Piemonte. Sto lavorando sodo per realizzarli il più presto possibile. I nuovi progetti sono legati alla visione che ho di alcune situazioni enigmatiche, legate al continuo gioco di poteri in Italia. Per via del destino ho conosciuto molti personaggi legati alla storia moderna d’Italia e ho sentito raccontare tante storie sulle quali l’opinione pubblica nel nostro paese spesso concentra l’attenzione e su cui molti continuano speculare. Mi piacerebbe raccontare queste storie dal mio punto di vista, senza un giudizio o interesse, semplicemente narrare una serie di fatti attraverso un romanzo. Spero di farlo molto presto.

Un luogo da non perdere?

Mi piace il viaggio come lo si faceva una volta, raggiungere la meta seguendo la mappa, senza un navigatore satellitare, e poi le camminate con lo zaino in mezzo ai boschi, nelle montagne, fermarsi nei piccoli paesini, consumare il pasto in una locanda del posto, chiacchierare con la gente, capire come vivono, cosa fanno e raccontare di me, stabilire i rapporti, l’amicizia. Per chi ama simili viaggi io consiglio le valli di Cuneo, mia preferita è Val Varaita, un posto bellissimo, una valle molto stretta, piena di boschi abbastanza liberi e alcuni posti sono ancora poco esplorati dal turismo. Gente simpatica, come tutti i montanari un po’ dura all’inizio, ma una volta stabilito il contatto, ti regala il cuore. Io vado sempre a un festival, che si chiama Lu Chiantu Viol, nella lingua occitana vuol dire “Il Sentiero Cantante” è una bellissima festa, in un paese in alto, che si chiama Becetto, si trova sopra San Peire, si trovano le persone che camminano suonando e cantando le canzoni occitane e non. Poi fanno una polenta enorme, la mangiano insieme, bevono vino, ballano, comunicano e così fino alla mattina. Una festa antica, bella e molto piacevole, meglio di qualsiasi festival musicale moderno.

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