Lilin si dà a tv e cinema – La Repubblica – intervista a Nicolai Lilin

Lilin si dà a tv e cinema
“Dopo Mankind farò un film”

Conduce “La storia dell’umanità” si Italia 1

di Leandro Palestrini

Foto: Vincenzo Di Cillo

Nicolai Lilin – Foto: Vincenzo Di Cillo

Nicolai Lilin va fiero della sua nuova missione televisiva e parla con entusiasmo di progetti cinematografici. «Porto su Italia 1 Mankind, i documentari che avevo tanto amato in lingua inglese su History Channel si vedranno per sei venerdì in prima serata», annuncia lo scrittore russo dopo il successo ottenuto dal film che Gabriele Salvatores ha tratto dal suo Educazione siberiana, il romanzo d’esordio.

«Nei film le idee vivono oltre l’ambiente in cui le hai pensate. Un’esperienza entusiasmante. Rulli e Petraglia sono stati per me due maestri: mi hanno introdotto alla magia e ai meccanismi del cinema. Sarei arrogante se dicessi che so già scrivere una sceneggiatura, ma sto lavorando in gruppo su alcuni progetti, per fine anno spero che maturi l’ossatura di un film. Il regista? No, niente nomi. Per scaramanzia non rivelo altro.», dice Lilin, che per ora preferisce concentrarsi sul docu-kolossal che lo vede in veste di conduttore: Mankind – La storia secondo Italia 1 (da domani alle 21.10), sei puntate per ripercorrere il lungo viaggio fatto dal genere umano sul pianeta Terra.

La storia dell’umanità, nella versione di History Channel, era di dodici puntate. Perché sono diventate sei? «Abbiamo pensato che accoppiare le puntate fosse la scelta giusta, più coinvolgente per il nostro pubblico. La rete è orgogliosa di offrire questo filmato di qualità, una produzione assai costosa (la realizzazione ha richiesto un budget di circa 90 milioni di dollari) e il titolo, La storia secondo Italia 1, riflette lo sforzo di una nuova versione». Dopo il debutto televisivo con Le regole del gioco di Discovery Channel, trasmesso in febbraio sul canale DMax (un viaggio dentro realtà sconosciute, lontane dalla quotidianità), Nicolai Lilin si tuffa attraverso la storia dell’umanità, dalla comparsa dei primi ominidi in Africa fino alla società globalizzata di oggi.

Come si concilia il suo status di scrittore con il ruolo di conduttore? «Per non fare i soliti “lanci” nel vuoto, spesso adottati in tv, la rete mi ha chiesto di approfondire alcuni temi legati all’attualità. Il documentario è spezzato da alcuni interventi, ci riferiamo a situazioni che viviamo oggi. Non ci sono veri e propri ospiti, ma nella puntata in cui parliamo dell’evoluzione delle armi, diamo la parola a un esperto di addestramento militare. Forse Mankind risente di un’impostazione americana, dove c’è il mito delle armi (tutti le tengono in casa), mentre in Italia l’approccio è diverso». Il filo conduttore? «Si parte dalla nascita dell’uomo. Si vede come sia riuscito a progredire, passando dalla caccia all’agricoltura. Si pone grande attenzione allo sviluppo economico, al commercio e alla geopolitica. Si parla delle rivoluzioni, ma non delle guerre mondiali, già abbondantemente trattate. Più che sulle ideologie e i capi di Stato ci si sofferma su persone comuni che hanno fatto grandi scoperte o che si sono battute per i diritti umani. Si parla molto della Cina, con grande rispetto, a partire dall’uso della polvere pirica (da sparo) da parte della dinastia Ming».

Articolo su La Repubblica – giovedì 11 luglio – pagg. 43