Nicolai Lilin: «I roghi nella mia Siberia e gli uomini che lottano per salvare gli animali»

roghi in siberia

Articolo originale scritto da Nicolai Lilin e pubblicato su Il Corriere della Sera

In poche settimane abbiamo perso un importante pezzo dei polmoni del nostro Pianeta. I numeri sono così spaventosi da sembrare surreali. Il fuoco ha già distrutto sei milioni di ettari della Taiga, la foresta boreale siberiana. Dieci miliardi di alberi sono stati persi per sempre. Per aiutare Madre Natura a rimediare a questo danno ci vorranno non meno di centocinquanta anni. Una delle tante tragedie della Siberia di questi giorni è la morte degli animali, molti dei quali appartengono a specie rare. La scomparsa di queste specie protette, come ad esempio la tigre e l’airone del nord (grus leucogeranus), risulta essere un danno irreparabile. Non da meno, per l’equilibro della foresta, lo è la scomparsa dei semplici roditori, come i topi di campagna o gli scoiattoli. Il complicato ma efficace equilibrio naturale dipende infatti dal ruolo che ogni animale assume nella grande catena della vita. La mancanza di uno degli anelli di questa catena significa il crollo immediato di tutto il sistema, una tragedia senza paragoni, il vero declino della vita.

La catastrofe

In questi giorni in Siberia più di cinquecento singoli incendi stanno devastando la foresta. Il clima estremamente secco abbinato ai forti venti alimenta la catastrofe, che si configura comunque come esito naturale del riscaldamento globale, tanto discusso quanto snobbato dai potenti del Mondo. Questi incendi, che nascono come locali e di dimensioni ridotte, crescono sproporzionatamente e si uniscono con grande velocità, allargando sempre di più il dominio della morte. La Taiga siberiana è unica nel suo genere, è una foresta ricca di flora e di fauna, assolutamente indispensabile per l’equilibrio dell’ecosistema del nostro Pianeta. In ogni ettaro di bosco crescono fino a milleduecento alberi di varie tipologie, più di centomila piante, diverse centinaia di animali e uccelli, oltre che tantissimi insetti. Secondo prime stime approssimative negli incendi verificatisi in Siberia hanno già perso la vita più di un miliardo di uccelli e animali, sopratutto quelli di dimensioni medio-piccole, fondamentali per l’equilibrio della foresta. Se gli animali più grandi come orsi, cervi, alci, lupi e simili riescono a sfuggire alle fiamme è perché sono in grado di raggiungere notevoli velocità correndo, mentre i più piccoli e i meno veloci sono praticamente condannati a morte. Tra le vittime ci sono anche gli animali che celano nel proprio istinto un legame indissolubile con il territorio, come diversi tipi di felini a partire dal gatto selvatico siberiano (manul), passando per la lince e per finire con la tigre.

Le specie in pericolo

Anche tanti uccelli non si salvano dalle fiamme: nonostante in caso di pericolo gli uccelli siano avvantaggiati perché possono volare, questo non è sufficiente per farli arrivare al sicuro. Molti di loro, per ragioni di attaccamento al nido e ai propri piccoli, non fuggono dal fuoco, come dimostrano ritrovamenti nei nidi devastati dalle fiamme. I genitori muoiono cercando di proteggere la prole con le ali. Altri volatili come anatre e cigni non fuggono mai dal fuoco da soli, se perdono nel disastro i propri compagni rimangono tra le fiamme a cercarli fino alla morte. Ma anche gli animali sopravvissuti all’incendio rischiano di morire. Le cause principali sono la sete e la fame. In questi giorni si sono già verificati numerosi casi di fuga dalle foreste da parte di animali feriti e sopravvissuti. In diversi luoghi gli orsi hanno invaso in massa i centri abitati nelle vicinanze dei complessi boschivi. In cerca di cibo gli animali divorano gli orti, frugano nei cassonetti dell’immondizia e chiedono addirittura aiuto ai passanti lungo le tratte che uniscono i vari paesi.

I volontari

Commoventi e strazianti sono le numerose testimonianze di volontari, vigili del fuoco e militari impegnati nella lotta contro gli incendi. Raccontano di animali stremati e feriti così tanto affamati da avvicinarsi agli uomini senza timore, elemosinando cibo e acqua. Un video di alcuni ragazzi siberiani che vengono letteralmente bloccati in auto da un gruppo di giovani volpi ha raggiunto decine di milioni di visualizzazioni sui social, come quello di un gruppo di orsi che chiede aiuto agli automobilisti, alzandosi sulle zampe posteriori a bordo della strada. Nonostante l’opinione pubblica internazionale abbia già raccolto diversi milioni di firme per petizioni nelle quali si chiede al governo russo di intervenire per spegnere gli incendi nella foresta siberiana e per aiutare gli animali sopravvissuti, per ora le azioni delle autorità russe rimangono incomprensibili e spesso controproducenti, se non criminali, come ad esempio la decisione presa dall’amministrazione della regione di Krasnoyarsk di sterminare millecinquecento orsi, per evitare che i predatori si avvicinino alle città. Mentre scrivo questo testo mi trema il cuore per l’amara consapevolezza delle dimensioni planetarie che ha raggiunto la catastrofe siberiana. Sono particolarmente triste perché si tratta di casa mia, del luogo dove ho passato alcuni tra i momenti più belli della mia infanzia. Sarebbe bello se tutte le persone fossero capaci di considerare il nostro Pianeta come la propria casa e vedessero gli animali non come una minaccia, ma come esseri viventi che hanno il diritto di esistere con dignità su questa Terra, amati e rispettati, come fossero nostri fratelli.

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