Recensione le Leggende della Tigre – La Gazzetta di Parma – 13 Novembre 2019

Recensione pubblicata su La Gazzetta di Parma il 13 Novembre 2019, a cura di Cesare Pastarini

Le leggende della tigre. Un narratore e le sue parole nel cuore gelido della foresta siberiana

L’educazione siberiana non può avere fine. Per questo torniamo in Siberia con Nicolai Lilin. Nella sua Taiga. In quel- la terra ambita da uomini che vorrebbero depredarne la ricchezza degli elementi, ma che anche se ci riuscissero non arriverebbero a scalfirne il fascino dei colori e nemmeno il romanticismo, a tratti anche crudo, delle sue leggende. Un’ulteriore contrafforte letteraria è proprio lo scrittore russo a erigerla, stavolta at- traverso «Le leggende della tigre», con una struttura narrativa particolarmente coraggiosa e non sempre comoda da affrontare per il lettore. La storia di questo romanzo, che si potrebbe definire d’avventura (di un’avventura particolare, come si vedrà), sembra presto fatta. Due veterinari, Aleksej e Maxim, devono attraversare la foresta siberiana per salvare un cucciolo di tigre bianca. La peggior bufera che possono incontrare, la vyuga, rischia di mandare all’aria la missione e soprattutto di spezzare le loro giovani vite. Dal nulla, tra abeti, betulle e larici frustati dalla tempesta e dal freddo, appare come un miraggio un bambino, che li conduce a un piccolo rifugio, abitato da un vecchio saggio non meno misterioso del bambino.

Il tepore della stufa e due ti- sane predispongono all’ascolto, e il vecchio parla, parla. E racconta. Racconta per una notte intera e fino ai primi raggi dell’alba le leggende che si tramandano in quel luogo sperduto. Come quella di Gotfried, per tutti un minatore pazzo che crede di diventare ricco raccogliendo sale anzi- ché diamanti. Oppure la principessa tatuata, custodita dal- la sua famiglia come un bene prezioso. C’è il rapporto d’a- more tra un orso e una ra- gazza. Ci sono sciamani e creature misteriose e spaventose che si alternano in storie fantastiche.

In quest’apparente irrazionalità si fa spazio la consapevolezza che tra figure antropomorfe e omeriche leggende del Nord ci sia l’affondo nella realtà dell’oggi. La storia del- l’uomo, cioè, con le sue debolezze e le sue cattiverie, che spesso coincidono. Il ripudio della morte. La concentrazione sull’Io anziché la ricerca di una ricchezza nell’anima e nella natura condivisa.

«Ogni vita è importante allo stesso modo […] nella Taiga ogni creatura è parte dello spirito del bosco» dice il vecchio Filaret. Addentriamoci allora tra questi alberi e tra queste pagine, ricordando che c’è ancora quel cucciolo di tigre ferito: ed è probabile che la madre sia nei paraggi.

CESARE PASTARINI

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