TV Sorrisi e Canzoni – intervista – Mankind – La storia di tutti noi su Italia 1

Mankind – La storia di tutti noi su Italia 1 un docu-kolossal
commentato dallo scrittore Nicolai Lilin

La grandezza dell’uomo?
E’ la sua curiosità

di Fabio Forni

Per ricostruire l’evoluzione dell’umanità ci sono voluti tre anni, il lavoro di 1.500 persone e più di 12 milioni di dollari. Il risultato? Il docu-kolossal «Mankind – La storia di tutti noi», sei episodi in onda su Italia 1, in prima serata, a partire dal 12 luglio.

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Dalla vita nelle caverne fino alla società globalizzata di oggi, in mezzo c’è tutto: le grandi invenzioni e le grandi scoperte (dal fuoco alla mappatura del Dna); guerre, conquiste e rivoluzioni; personaggi terribili e straordinari (come Gengis Khan o Cristoforo Colombo).

Quello con «Mankind» è un appuntamento da non perdere non solo per il rigore storico, ma anche per i filmati spettacolari, che non hanno nulla da invidiare alle produzioni hollywoodiane, presentati da un personaggio fuori dal comune. A legare i diversi capitoli infatti è stato ingaggiato lo scrittore Nicolai Lilin, il celebre autore di «Educazione siberiana» (da cui è stato tratto il film di Gabriele Salvatores uscito lo scorso febbraio), nel quale racconta, tra autobiografia e fantasia, gli anni dell’adolescenza trascorsi fra gli Urca siberiani, comunità di «criminali onesti» dal codice etico tanto rigido quanto spietato. Sorrisi ha incontrato Lilin a Milano, la città dove si è stabilito.

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Lilin, perché Italia 1 ha scelto proprio lei?
«Perché la storia è la mia passione e perché sono uno scrittore: la forza narrativa di questa operazione è fondamentale. In precedenza hanno scartato storici, professori, militari».

Il suo ruolo qual è?
«Sono una sorta di Virgilio, una guida insomma. Introduco lo spettatore nell’ambiente storico trattato in ciascuna puntata».

Che cosa fa muovere la Storia?
«Il sogno e la volontà degli uomini, dei grandi leader, dei grandi scienziati, come Cristoforo Colombo, Gengis Khan o Albert Einstein. Ma anche la forza dei popoli: basti pensare alla Rivoluzione francese o ai 300 spartani che fermarono i persiani alle Termopili. Il motore di tutto alla fine è l’idea di libertà e di progresso».

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Lei ha preso parte a numerosi eventi bellici: prima la guerra d’indipendenza della sua terra, la Transnistria (territorio sotto la tutela di Mosca e rivendicato dalla Moldavia), poi la guerra in Cecenia. Sentiva in quei momenti di essere parte della Storia?
«Totalmente. Gli eventi forti rendono gli uomini più determinati nelle loro decisioni. Ho assistito al crollo dell’Unione Sovietica. Durante la guerra civile ero un bambino, avevo il compito di recuperare i giubbotti antiproiettile dai corpi dei caduti. Ho anche sparato. lì svanisce la differenza tra grandi e piccoli, diventiamo tutti uomini che vogliono sopravvivere. Mi sentivo al centro degli avvenimenti. Senza quell’esperienza, anche brutta e drammatica, non sarei diventato quello che sono oggi».

Perché l’uomo non impara mai nulla da ciò che è avvenuto nel passato?
«Il meccanismo che fa agire l’uomo è la curiosità. È una forza ogni volta nuova. In “Mankind” si capisce bene. L’uomo, per pura curiosità, non smetterà mai di fare le cose brutte come le guerre, o le cose belle come l’arte e la cultura».

Dopo la Cecenia è stato addetto alla sicurezza privata in Afghanistan, Iraq e Palestina. Poi è diventato scrittore. Le manca quella vita?
«Un po’ sì. Oggi scrivo, ma nulla può sostituire quelle esperienze. Ho partecipato a operazioni di antiterrorismo con colleghi di altri Paesi uniti dagli stessi ideali. Oggi mi limito a dare delle consulenze e a insegnare i trucchi del mestiere».

E va anche in televisione. La spaventa di più avere davanti una telecamera o un uomo armato?
«Da un uomo armato sai cosa aspettarti e reagire. Davanti a una telecamera invece…».

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